L’UE e la sfida di una globalizzazione da governare – l’Unità

13 maggio 2017

Diceva Albert Einstein: «Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto». Parlando di globalizzazione, basta pensare alle nostra realtà quotidiana per capire che il futuro è già arrivato ed occorre attrezzarsi per gestirlo al meglio. Con questo obiettivo, la Commissione europea ha pubblicato un documento strategico nel quale sono contenute idee e proposte per gestire le opportunità e le sfide della globalizzazione in una cornice continentale.

Per molti di noi la globalizzazione ha comportato innanzitutto una straordinaria fonte di arricchimento della propria esperienza di vita. Lavorare, studiare e vivere in un paese diverso da quello di nascita è una prospettiva sempre più alla portata di ognuno di noi, con un aumento esponenziale delle occasioni di scambio tra idee e culture diverse.

Se guardiamo ai numeri, i benefici di queste dinamiche sono innegabili: dal 1970 ad oggi un miliardo e mezzo di persone nel mondo hanno avuto modo di uscire dalla povertà assoluta e oggi si stima che, per ogni miliardo di euro di esportazioni dall’UE, 14.000 nuovi posti di lavoro vengono creati nel nostro continente.

Tuttavia, non possiamo far finta che la globalizzazione non presenti anche aspetti problematici, che proprio sul suolo europeo rischiano di avere le conseguenze più dirompenti. Molti nostri concittadini vedono nella globalizzazione il rischio di un abbassamento dei propri standard, la perdita delle proprie tradizioni e, soprattutto, dei propri posti di lavoro. Ma se l’Europa ospita oggi una parte cospicua del problema (o meglio: una parte cospicua delle “vittime” della globalizzazione), essa ha al tempo stesso l’occasione di diventarne la soluzione.

L’Unione Europea, infatti, ha oggi l’opportunità di influire in modo decisivo sul corso della globalizzazione, ridisegnandone i contorni secondo i propri valori, la propria cultura, i propri diritti. La vittoria di Macron in Francia ci dice che c’è ancora spazio per una prospettiva europeista e globalista che rifugga le tentazioni protezioniste. Mentre i singoli Stati non hanno i mezzi per affrontare da soli la “rivoluzione” in corso, l’UE – coi suoi 500 milioni di cittadini e un quarto del PIL mondiale – si trova nella posizione più adatta per guidarla a beneficio di tutti e affermarsi come il modello da seguire a livello planetario. Per farlo, dobbiamo avere ben chiare le nostre priorità ed i temi su cui è indispensabile fare fronte comune.

Del resto, abbiamo già dimostrato di poterlo fare. L’accordo di libero scambio col Canada (CETA) ratificato a febbraio è un ottimo esempio di come l’UE (e in particolare il Parlamento europeo) possa giocare un ruolo decisivo nella promozione di alti standard in materia di diritti dei lavoratori, protezione dei consumatori, qualità dei prodotti e tutela dell’ambiente a livello globale. Accordi commerciali di questo tipo possono davvero influenzare positivamente il corso della globalizzazione, introducendo princìpi di equità e riducendo i rischi di concorrenza sleale da parte di altre aree del pianeta.

Il tema della mondializzazione dell’economia è poi legato a doppio filo con la digitalizzazione e coi cambiamenti che porterà nell’Europa del prossimo futuro. Anche in questo senso, l’UE ha compiuto passi importanti verso la completa realizzazione di un Mercato Unico Digitale. Solo predisponendo una cornice di regole chiare a livello comunitario potremo garantire alle nostre imprese tecnologiche (a partire dalle PMI) di diventare attori globali, tenendo il passo dei modelli di business e delle tendenze emergenti. Un quadro regolatorio semplice e dinamico dovrà andare di pari passo con l’applicazione in tutti gli Stati UE del principio per cui le tasse (anche quelle dei colossi tecnologici mondiali) si pagano là dove sono generati gli utili.

Su questo, come su altri punti delicati, abbiamo l’occasione di affermare i nostri princìpi, per riempire la globalizzazione coi nostri valori, distribuirne i frutti in modo più ampio e permettere ai cittadini europei di coglierne al meglio tutte le opportunità.