Negoziati Brexit – il mio contributo per la Newsletter Eurodeputati PD

9 ottobre 2017

Quando martedì sono intervenuto nel dibattito in aula sui negoziati tra Ue e Regno Unito, l’ho detto in modo diretto: «Nel discorso di Theresa May nella mia città, Firenze, di bello c’era solo Firenze».

Battute a parte, la premier britannica è stata elusiva su alcuni punti fondamentali per il prosieguo delle trattative sulla Brexit. In particolare, non ha fornito rassicurazioni soddisfacenti sul periodo di transizione da lei richiesto e sulla gestione del confine con l’Irlanda.

Certamente l’Unione europea deve fare la propria parte, mostrandosi disponibile davanti alla richiesta del Governo inglese di un periodo transitorio di due anni successivo al marzo 2019, quando scatterà la Brexit. Tuttavia deve essere chiaro che questa fase dovrà basarsi sull’insieme delle attuali norme comunitarie, a partire dal rispetto delle quattro libertà fondamentali di cui godono tutti i cittadini dell’Ue.

Ciò che sarà alla fine di quei due anni, è ancora meno chiaro. Se la May ha confermato un Regno Unito fuori dal Mercato unico e dall’Unione doganale (e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che sarà fuori dall’Ue), ha anche aggiunto di non immaginare né una soluzione “alla norvegese”, con l’appartenenza allo Spazio Economico Europeo, né una soluzione alla “canadese”, ovvero un semplice accordo di libero scambio commerciale. C’è, insomma, molta confusione sul tipo di accordo che la Signora May – impegnata in questi giorni a difendere la propria linea nel congresso del suo partito – intenderà proporre all’Europa.

Uno dei primi e concreti nodi da risolvere in questo senso sarà quello relativo alla particolare situazione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. L’attuazione degli accordi del Venerdì Santo è andata di pari passo col rispetto dell’integrità del Mercato Unico e dell’Unione doganale. L’uscita del Regno unito e quindi anche dell’Irlanda del Nord dal Mercato unico e dall’Unione doganale creerà una frontiera esterna nel bel mezzo dell’isola irlandese, con il rischio dell’apertura di nuovi varchi dai quali potrebbero arrivare in Europa merci prive di alcun controllo e capaci di eludere i dazi doganali all’entrata. La Ue, naturalmente, non può permetterlo.

Su questo e sugli altri punti interrogativi rimasti aperti dopo il discorso di Firenze, Theresa May dovrà dirci – a noi e soprattutto ai cittadini inglesi – quale rotta vorrà seguire, e dovrà farlo quanto prima. Del resto, come diceva Seneca: «Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare».