La cronaca di una giornata terribile, sul Corriere Fiorentino

La cronaca di una giornata terribile, sul Corriere Fiorentino

La cronaca di una giornata terribile, sul Corriere Fiorentino 200 711 Nicola Danti

Il Corriere Fiorentino di oggi ospita il mio racconto della tragica giornata di martedì scorso. Lo potete leggere in forma integrale qui, di seguito. Ne approfitto per augurare una buona Pasqua a tutti voi ed ai vostri cari.

Una giornata terribile, per Bruxelles e per tutta l’Europa. Ero andato a dormire, lunedì sera, ancora scosso per il tragico incidente stradale costato la vita a 13 studentesse Erasmus: una ferita atroce inferta dal destino al volto più bello dell’Europa, quello della speranza e della voglia di conoscere senza confini. Non immaginavo che il giorno successivo sarebbe stato carico di altro dolore. Il risveglio è stato terribile: ero ancora a casa, a  Bruxelles, quando hanno cominciato a circolare le notizie dell’attentato all’aeroporto di Zaventem, un luogo ormai familiare che frequento due volte a settimana da quasi due anni.

Con questo spirito mi sono incamminato a piedi verso il Parlamento. Neanche il tempo di entrare, che già si respirava un clima surreale. Il telefono che inizia a vibrare, i messaggi che arrivano a decine. Dalle finestre dell’ufficio ho visto i primi mezzi di soccorso sfrecciare in Rue de la Loi ed il fumo salire in cielo dalla stazione di Maelbeek, a 350 metri da me. Sono ore di tensione quelle passate al 15° piano del Parlamento europeo insieme ai colleghi presenti e ai tanti giovani che formano la squadra della delegazione Pd. Nel frattempo la linea dei cellulari, congestionata, aveva smesso di funzionare, e per scacciare l’angoscia di amici e familiari in Italia non rimaneva che incollarsi a Whatsapp. Interrotta l’attività parlamentare, abbiamo seguito con ansia le news tutti insieme, cercando di rispondere ai tanti giornalisti che ci chiedevano testimonianze. Abbiamo assistito anche allo show da sciacallo di Salvini in Tv, lui che a Bruxelles era venuto la sera prima per firmare il registro di presenza e martedì mattina alle 9 era già in aeroporto pronto a tornare in Italia.

Rincasando al tramonto in tra le strade sbarrate dai militari, mi sono sforzato di pensare a un sentiero possibile per il futuro dell’Europa, impresa non facile dopo una giornata così. Due considerazioni, però, mi sono venute in mente.

Davanti alle sfide epocali poste dai fenomeni migratori e dal terrorismo, c’è ancora qualcuno che pensa di farcela da solo, ergendo muri alle frontiere e affidandosi alla propria polizia e alla propria intelligence? Proprio nel momento del massimo dolore dobbiamo avere il coraggio di dire che serve un’Europa più forte, più coesa, più integrata.

E poi, davanti alla sfida del terrore, pensiamo ancora di poter rispondere solo attraverso le comunque indispensabili forze di polizia ed intelligence? Io credo, come ha ripetuto Matteo Renzi, che per salvare l’Europa serva anche un grande investimento in integrazione, formazione e cultura.

Pensavo questo percorrendo le strade semideserte di Bruxelles. La sfida che ci attende è difficile – ed è ancora più difficile affrontarla col cuore impaurito. Eppure, non sarà più difficile di quelle che hanno dovuto affrontare e vincere i nostri predecessori nei passati decenni di integrazione europea. Domani sorgerà il sole di nuovo e non ci dimenticheremo che bisogna ancora lottare, e lo faremo.

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