Economia collaborativa, la mia intervista a Repubblica Firenze

Economia collaborativa, la mia intervista a Repubblica Firenze

Economia collaborativa, la mia intervista a Repubblica Firenze 3003 2166 Nicola Danti

Su La Repubblica Firenze di oggi trovate questa intervista con Ernesto Ferrara.

«Quella di Airbnb e Uber non è un’economia che si può fermare perchè rappresenta il futuro. È anche sbagliato porsi il problema, a meno di non fare, come nel 1911, i guidatori di cavalli di Parigi: per un anno combatterono con sassaiole e risse in strada contro le macchine a scoppio dedite al trasporto che facevano la loro comparsa. Non mi sembra abbiano ottenuto granchè. Però è vero che i mercati della sharing economysi possono regolamentare. Ed è l’Europa che ci deve provare, i sindaci non possono essere lasciati soli». L’europarlamentare toscano del Pd Nicola Danti, relatore dell’agenda europea per l’economia collaborativa approvata due giorni fa a Bruxelles, ritiene che «chi fa mega affari su Airbnb non può essere trattato come una famiglia che usa la piattaforma per arrotondare affittando una camera».

Danti, Uber per il momento è fuggita da Firenze ma il boom del turismo spinge Airbnb a livelli da record: secondo una ricerca dell’Università di Siena finita anche sul “Times” il 18% delle unità immobiliari del centro storico sono in affitto sulla piattaforma. Non le sembra che ad un simile assalto si debba porre un freno?

«Coi divieti non si vada da nessuna parte. Una città come Firenze deve porsi il problema di misure per evitare lo spopolamento del centro. Ma questo non si ottiene vietando Airbnb. La legge toscana sul settore è un buon compromesso, il governo l’ha impugnata, serve un quadro normativo più ampio: l’Europa deve scendere in campo».

Sembrano piuttosto le città a muoversi per loro conto. Barcellona e Berlino mettono divieti, in Italia i grossi Comuni cercano accordi per far sì che Airbnb riscuota la tassa di soggiorno per loro. Si va in ordine sparso?

«Firenze fa bene, Genova pure, Milano lo stesso. I grossi Comuni possono alzare il telefono e chiamare Airbnb per raggiungerere intese. Ma i piccoli? Serve una norma sovranazionale».

E cosa dovrebbe dire?

«Il mondo della sharing economy è fatto anche di startup innovative meno famose dei “giganti” come Uber e Airbnb, ma dappertutto in Europa gli attori di questo sistema sono alle prese con battaglie legali, ordinanze di giudici, decreti di sindaci. I territori si trovano a subire i fenomeni e scoppiano vertenze. L’economia collaborativa è un fenomeno in continua evoluzione, sta per sbarcare nel settore dei prestiti finanziari e dei servizi alla persona. Fa già parte delle vite di milioni di cittadini europei e il fenomeno è destinato ad aumentare. Si tratta di regolarlo. Occorre evitare i rischi di frammentazione del mercato, dobbiamo chiarire gli obblighi fiscali e di sicurezza delle piattaforme online e garantire una concorrenza leale coi settori tradizionali dell’economia. La distinzione tra prestatori di servizi professionali e non professionali rappresenta la chiave».

Sta dicendo che chi affitta su Airbnb centinaia di appartamenti per conto terzi non può godere dello stesso regime fiscale di una famiglia che condivide una camera per un mese all’anno?

«Esattamente. Qui si tratta di dare uno sviluppo buono al settore: occorre tutelare i consumatori e i lavoratori ma anche ripensare il sistema fiscale e delle autorizzazioni. Chi lavora su Airbnb da professionista deve lavorare con le stesse regole di chi sta fuori dalla piattaforma dal punto di vista delle tasse e delle norme di sicurezza. Così come la piattaforma che organizza cene a domicilio tramite un’app può avere un regime fiscale se fa un servizio a settimana ma deve rispondere ad altre regolese è un’attività fissa».

E Airbnb, Uber e gli altri non hanno alcun tipo di responsabilità?

«Loro devono essere chiamati a doveri nuovi perchè con le loro piattaforme orientano il mercato. Con gli algoritmi e il rating indirizzano denari, non sono solo posti dove domanda e offerta si incontrano per miracolo. Il governo italiano sta cercando di far sì che ad esempio Airbnb diventi un sostituto d’imposta, col sistema della cedolare secca. Non noto grande entusiasmo da parte loro. Airbnb è un gigante dell’economia collaborativa, che inizi a collaborare davvero, soprattutto dal punto di vista fiscale».

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