Europa e Regioni, il mio intervento sul Corriere Fiorentino di oggi

Europa e Regioni, il mio intervento sul Corriere Fiorentino di oggi

Europa e Regioni, il mio intervento sul Corriere Fiorentino di oggi 340 361 Nicola Danti

  Il dibattito sulla riduzione delle regioni, visto da Bruxelles, appare in tutta la sua importanza e attualità. Ogni mattina, dalla finestra del mio ufficio al Parlamento Europeo vedo in lontananza il castelletto sede dell’ufficio della Baviera: una dimostrazione plastica di una regione che davvero conta in Europa. Certo la storia e le dimensioni di molte nostre regioni non sono paragonabili all’esperienza bavarese, ma credo che quello debba essere l’esempio da seguire. È una questione di numeri, non possiamo far finta di niente: nell’attuale Unione a 28 Stati membri, con mezzo miliardo di cittadini europei, il livello regionale ha bisogno di una dimensione diversa per aspirare a un peso politico rilevante. Solo macroregioni di dimensioni medie ben superiori alle attuali regioni italiane potrebbero inserirsi in modo efficiente nella dinamica tra istituzioni comunitarie e territorio. Meno frammentazione e più unità: questa è la via da seguire affinché le regioni italiane possano essere veramente competitive a livello continentale. L’esempio più lampante riguarda i fondi strutturali: anche laddove si è consolidata una tradizione di buone pratiche nella ricezione dei fondi (come in Toscana), potremmo intercettare molte più risorse attraverso economie di scala oggi precluse. In altre parole: non ha senso continuare ad avere 20 uffici regionali che lavorano in modo spesso indipendente l’uno dall’altro, specie se si pensa che 4 di esse (6 con le province autonome di Trento e Bolzano) contano meno di un milione di abitanti. Gli esempi a cui ispirarsi, in Europa, non mancano: basti ricordare quanto fatto di recente dal presidente Hollande in Francia, che ha ridotto il numero delle regioni da 22 a 13; ma anche al caso tedesco con i lander più piccoli (Saar in primis) che stanno chiedendo di essere accorpati ai più grandi per ragioni essenzialmente economiche. Anche in Italia non si tratta di un tema nuovo: ricordiamo il primo studio della Fondazione Agnelli che già nel 1992 proponeva una serie di accorpamenti per arrivare a sole 12 regioni. Per il nostro territorio, che l’approdo finale sia quello immaginato dal Presidente Rossi (Toscana-Umbria-Marche) o quello proposto già mesi fa nel disegno di legge Ranucci-Morassut (Toscana-Umbria-Nord Lazio), l’importante è che si sia iniziato a parlare della questione in modo serio. Il traguardo delle 10-12 regioni sarebbe un ulteriore passo avanti nel percorso che ci sta riportando – come sistema Paese – ad essere all’altezza delle sfide continentali

Preferenze Privacy

Quando si visita questo sito, è possibile che le informazioni nel browser vengano archiviate da servizi specifici, in genere sotto forma di cookie. Qui puoi cambiare le tue preferenze sulla privacy. Il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza su questo sito e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Leggi la Privacy Policy

Per ragioni di performance e sicurezza il sito utilizza Cloudflare
necessario
Abilita/disabilita Google Analytics
Abilita/disabilita Google Fonts
Abilita/disabilita video incorporati

Il sito utilizza cookies. Imposta le tue preferenze sulla Privacy e/o accetta l'utilizzo dei cookies.