Leopolda: un pensiero e un articolo

Leopolda: un pensiero e un articolo

Leopolda: un pensiero e un articolo 300 500 Nicola Danti

Ieri si è chiusa la sesta edizione della Leopolda: tanti amici rivisti, tanto entusiasmo anche quest’anno.

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Proprio su l’Unità ho condiviso un ricordo delle mie Leopolde. Lo potete leggere qua di seguito:

«Ma siamo sicuri che ce la faremo a riempire tutta questa sala?»

Era questa la domanda che ci facevamo, preoccupati, in quella prima riunione organizzativa, una sera di inizio novembre di cinque anni fa. Da lì a due o tre giorni, sarebbe andata in scena la prima edizione della Leopolda, “Prossima fermata Italia”, e sarebbe stato un successo. Questo però ancora non lo sapevamo. Quella sera eravamo semplicemente un gruppo di amici che, ognuno con la propria storia e con la propria esperienza personale, avevano deciso di sostenere Matteo in questa nuova avventura e si ritrovavano tutti insieme per mettere a punto gli ultimi dettagli. Una sfida che pareva tanto grande da sembrare una montagna quasi impossibile da scalare.

Tanta acqua è passata sotto i ponti da quei giorni, ma adesso che siamo arrivati alla sesta edizione possiamo dirlo: è dalla Stazione Leopolda che è partito il processo di cambiamento della politica i cui frutti iniziamo a vedere oggi.

Il microfono aperto, gli interventi di cinque minuti attraverso cui proporre o raccontare la propria versione di un’Italia migliore, i tavoli di lavoro dove politici, esperti e comuni cittadini discutono e lavorano gomito a gomito per elaborare idee e proposte concrete: negli anni il “format” della Leopolda è stato imitato e replicato – con alterni successi – dalla politica italiana (ironia della sorte, anche da chi nel nostro partito l’ha sempre vista come il fumo negli occhi).  In questo senso la Leopolda ha davvero rivoluzionato la politica nel nostro Paese, ma non si tratta solo di una questione di forma.

La Leopolda ha saputo rinnovare l’impegno politico di tante persone, chi alla prima esperienza e chi con già alle spalle un’esperienza di partito, semplicemente rimettendo al centro i contenuti. Il segreto, e insieme il “miracolo” compiuto dalla Leopolda sta tutto qui: nell’aver intercettato l’enorme bisogno di idee che c’era nella società e nella politica italiana, e nell’aver creato un luogo in cui esprimerle liberamente.

Ogni anno la Leopolda ha interpretato un pezzo della storia politica del Paese. Penso in particolare alle ultime tre edizioni: quella del 2012, in piena campagna per le primarie del centrosinistra – poi perse – quella del 2013, preludio alla vittoria del congresso del PD, e quella “di governo” dell’anno scorso, successiva al grande risultato delle elezioni europee.

All’annuncio di ogni Leopolda, la cosa che più dispiaceva constatare era il contemporaneo lancio di “contro-manifestazioni” volte a mettere la competizione sul piano “muscolare”, senza capire che la partita doveva giocarsi non sui numeri ma sui contenuti e su di un nuovo modo di comunicarli. La Leopolda non ha mai riservato fischi a nessuno, anzi, ricordo a questo proposito l’enorme applauso che si alzò per salutare l’allora segretario PD Pierluigi Bersani nel corso della prima Leopolda.

La Leopolda ha rappresentato un sogno per molti di noi, un sogno che si è concretizzato nella cavalcata compiuta da Matteo Renzi e che ha portato molte delle idee germogliate in questa vecchia stazione fiorentina a farsi programma di governo e quindi realtà.

La Leopolda di quest’anno sarà certo un’occasione per rivedere tanti amici con cui abbiamo condiviso la stessa grande voglia di cambiamento. Ma a chi di noi ricopre ruoli pubblici e di governo spetta una responsabilità in più. Nonostante i ruoli che ciascuno di noi oggi ha l’onore di ricoprire, dobbiamo mantenere quella leggerezza, quello spirito critico e libero che ha sempre caratterizzato questa esperienza, lo spirito della Leopolda. 

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