Lo spettro della Cina sull’economia toscana

Lo spettro della Cina sull’economia toscana

Lo spettro della Cina sull’economia toscana 200 672 Nicola Danti

Sempre sul possibile riconoscimento del MES alla Cina e le conseguenze per l’economia toscana, questo il testo del mio intervento odierno sul Corriere Imprese (l’inserto economico del lunedì del Corriere Fiorentino):

Sfogliando i quotidiani di questi giorni, ad un lettore distratto potrebbe venire da chiedersi: perché si parla così tanto dei saliscendi delle Borse cinesi, del rallentamento dell’economia di Pechino e della conseguente svalutazione dello yuan? Ci sono delle ricadute dirette anche per i nostri territori?

La risposta, ahinoi, è sì. Anche per la Toscana.

Alla base dell’instabilità dei mercati, infatti, c’è la frenata dell’industria cinese e la consequenziale necessità per il governo di Pechino di individuare nuove strategie geopolitiche e nuovi mercati dove fare espandere la propria economia. In questo quadro, è facile capire come la battaglia sul riconoscimento dello status di economia di mercato (MES) diventi di primaria importanza per la Cina. Il MES consentirebbe sostanzialmente al colosso cinese di depotenziare gli strumenti di difesa commerciale che ad oggi proteggono le nostre produzioni, mettendo di fatto a rischio la sopravvivenza di interi settori industriali in cui la Cina potrebbe spazzare via i produttori europei.

La Toscana, al pari delle altre regioni italiane, subirebbe un colpo durissimo al proprio sistema economico, specie in quei settori più esposti alla concorrenza a basso costo cinese. Primo tra tutti, il siderurgico: e nella nostra regione viene subito in mente Piombino. Parliamo infatti del secondo polo siderurgico nazionale, con oltre duemila posti di lavoro a rischio, questa volta in modo strutturale e definitivo. Se pensiamo alla necessità cinese di saturare la propria capacità produttiva (ad oggi ha un “eccesso” di circa 340 milioni di tonnellate, due volte la domanda di acciaio in Europa), capiamo come la produzione di acciaio italiano e toscano sia messa davvero a repentaglio. Ci sono però anche altri settori in pericolo, a partire proprio dal nostro territorio: le ceramiche, nel cui campo vantiamo eccellenze secolari; le cartiere della lucchesia, con oltre 100 aziende e circa 6.000 occupati tra diretti e indiretti; i settori del legno arredo e del mobile, storicamente radicati nel senese e nel pistoiese.

Nell’aula del Parlamento europeo, convenienze nazionali e convinzioni politiche si sono finora mescolate, impedendo di fatto un’opposizione compatta a questo provvedimento. La Commissione, dal canto suo, sembra poco intenzionata a riflettere sulle conseguenze del riconoscimento del MES alla Cina – con buona pace delle industrie europee che ne subiranno le azioni di dumping. La scadenza di dicembre 2016 – quando saranno passati 15 anni dall’adesione cinese al WTO e scatterà l’upgrade a economia di mercato – si avvicina e la Commissione non sembra interessata a muoversi.

A noi il compito di ampliare il dibattito e l’informazione intorno a questo tema –  a tutti i livelli – e alzare ancora di più la voce in difesa della nostra industria prima che il MES diventi un dato di fatto.

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