Mercato Unico Digitale, il mio contributo su l’Unità

Mercato Unico Digitale, il mio contributo su l’Unità

Mercato Unico Digitale, il mio contributo su l’Unità 150 150 Nicola Danti

Su l’Unità in edicola oggi trovate un mio intervento sui progressi compiuti nella strada verso il Mercato Unico Digitale.

Lo potete leggere in forma integrale qui di seguito.

E pur si muove! Lentamente, passo dopo passo, l’Europa prosegue nel cammino verso il Mercato Unico Digitale. Martedì la Commissione europea ha aggiunto un tassello in più nella realizzazione di una dimensione digitale comune, presentando un nuovo pacchetto di misure con l’obiettivo di armonizzare livello comunitario e livelli nazionali e stimolare gli investimenti in questo campo strategico. Dal sostegno al passaggio delle imprese all’industria 4.0, al piano per la digitalizzazione dei servizi pubblici attraverso cloud e big data, la Commissione ha dimostrato di non voler lasciare cadere nel vuoto il segnale lanciato a gennaio dal Parlamento europeo, quando votammo a larga maggioranza la risoluzione Verso un atto sul Mercato Unico Digitale che chiedeva misure ambiziose nell’ambito dell’agenda digitale europea.

La completa realizzazione di un’infrastruttura digitale comune avrebbe ricadute positive che vanno ben oltre i settori della ICT (Information and Communications Technology), sprigionando una crescita potenziale per il mercato europeo di 415 miliardi all’anno. Un’adeguata infrastruttura digitale europea è ormai il prerequisito del Mercato Unico e la condizione necessaria per competere nel mondo dell’economia digitale.

Il Parlamento in questi mesi ha dato un forte impulso politico e legislativo al processo di costruzione del Mercato Unico Digitale. Alcuni esempi, oltre alla già citata risoluzione: la conferma del principio di neutralità della rete; le nuove regole comuni sulla cyber-security; il pacchetto sulla protezione dei dati online e un diritto all’oblio chiarificato.

Non c’è dubbio che alcune sfide che l’economia digitale ci pone davanti siano più complesse di altre. Penso al grande tema della sharing economy, quell’universo che va da Uber ad Airbnb e che dovremo affrontare con azioni legislative e non, ma soprattutto con un approccio comune europeo per sfruttarne le enormi potenzialità di crescita economica ed occupazionale. Penso anche al passaggio alla cosiddetta Industria 4.0: una necessità per tutta l’Europa, che si trova oggi costretta dalla globalizzazione a modernizzare in profondità i propri modelli produttivi. Solo un’azione decisa in questo senso permetterà al nostro continente di restare competitivo nel mondo del XXI secolo.

Il prossimo 30 aprile festeggeremo l’Internet Day: trent’anni dopo la “scoperta” della rete, tanto c’è ancora da fare per realizzare a pieno l’agenda digitale europea, ma non ci possiamo tirare indietro e dobbiamo recuperare il tempo perduto nei decenni scorsi. A partire dai temi su cui sto lavorando personalmente in commissione Mercato interno e protezione dei consumatori. Proprio questa settimana è iniziata la discussione sulla portabilità transfrontaliera dei contenuti online, per cui gli abbonati a servizi online che offrono film, musica o libri potranno accedervi ovunque si trovino in Ue. La rimozione degli attuali ostacoli alla fruizione di contenuti basati sulla provenienza geografica costituisce un passo simbolico verso la creazione di un vero mercato unico dei servizi digitali, senza più frontiere interne. L’obiettivo è rendere applicabile la normativa sulla portabilità entro il 2017, in coincidenza con la definitiva abolizione del roaming in tutta Europa – un’altra grande e recente conquista tenacemente ottenuta dal Parlamento europeo. Le due misure, insieme, garantiranno piena libertà di comunicazione e di fruizione di contenuti da un Paese all’altro dell’Ue. Un bel segnale che dovrebbe ricordare a chi in questi giorni continua a rimettere in discussione Schengen quanto invece sia ormai irrinunciabile il principio della libera circolazione delle persone e dei beni. E che cos’è quest’ultimo se non il presupposto principale di quella cittadinanza europea che da tanto tempo inseguiamo, ancora senza un vero successo? Io credo che misure concrete come quelle che andranno a realizzare il Mercato Unico Digitale siano il miglior viatico per riuscire a sentirsi un poco di più cittadini europei.

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