Un Sì per la stabilità del nostro sistema bancario

Un Sì per la stabilità del nostro sistema bancario

Un Sì per la stabilità del nostro sistema bancario 747 575 Nicola Danti

Uno degli errori compiuti più spesso dai sostenitori del No alla riforma costituzionale è quello di prospettiva: il guardare, cioè, a questo referendum come a una questione puramente interna. Come se l’Italia fosse un’isola, indipendente politicamente ed economicamente dal contesto europeo ed internazionale. Eppure, non dovrebbe certo rappresentare una novità il fatto che, nel mondo globalizzato e interconnesso in cui viviamo oggi, il governo assuma un ruolo di primissima importanza nel garantire la stabilità dell’economia. Soprattutto in un paese come l´Italia, il cui sistema bancario non si è certo rivelato tra i più solidi sullo scenario internazionale. I principali organi di informazione finanziaria si sono infatti trovati concordi nel ritenere a rischio fallimento ben 8 dei nostri istituti di credito, qualora l’esito del referendum sia negativo.

In un contesto del genere, le preoccupazioni maggiori sono connesse alle sorti del Monte dei Paschi di Siena, la terza banca italiana per asset, affondata in borsa questa settimana con un drammatico -13,8%. I mercati sembrano già descrivere cosa potrebbe accadere se dovesse vincere il “No”. Ironia della sorte, proprio il 5 dicembre – ossia il day after dell´appuntamento referendario – Mps dovrebbe annunciare il piano di rilancio volto a compensare le perdite derivate dalla cessione di crediti in default del valore di circa 26 miliardi di euro. Nell’eventualità di una crisi di governo, preludio di un periodo di incertezza e frammentazione politica destinato a durare mesi se non anni, una fuga degli investitori dal “Monte” non dovrebbe sorprenderci. A quel punto, l´aumento di capitale sarebbe automaticamente congelato e la banca senese si ritroverebbe esposta ad una crisi difficilmente sanabile. Affinché il piano del Monte dei Paschi di Siena abbia successo non bastano infatti gli investitori interni: servono “rinforzi” dall’estero e in tal senso, con una crisi di governo ed un futuro politico incerto almeno nel medio periodo, possiamo immaginare che qualsiasi investitore estero ci penserebbe bene prima di trasformare il proprio denaro in azioni di nuova emissione del Monte dei Paschi.

Solo con un governo stabile ed un sistema istituzionale affidabile si può legittimamente pensare di raggiungere un accordo che generi un’aspettativa credibile sul mercato per almeno alcuni anni. È altrettanto evidente che una situazione di vuoto politico aprirebbe la strada a speculazioni e ribassi. In un tale contesto di instabilità, trovare nuovi azionisti costituirebbe una sfida molto complicata per l´istituto senese.

Un altro importante interrogativo è rappresentato dal comportamento della Banca centrale europea, la quale annuncerà il destino della politica monetaria espansiva solo qualche giorno dopo il referendum. Sebbene ci si aspetti un prolungamento del quantitative easing per ancora alcuni mesi, in un contesto di alta volatilità e incertezza non sarebbe comunque sufficiente a garantire le sorti di Mps e la salute del nostro sistema bancario.

Sbaglia chi interpreta questa riflessione come un ricatto imposto dalla finanza alla politica: è semplicemente la logica conseguenza della nostra partecipazione alle dinamiche dell’economia globalizzata. Non si tratta di fare campagna elettorale sulla paura dei correntisti e dei cittadini, bensì di avere ben chiaro in testa lo scenario entro il quale il nostro Paese è costretto a muoversi dopo lunghi anni di gestione spericolata dei conti pubblici e di scelte sbagliate da parte di tanti istituti bancari italiani. Non dovrà essere la paura a guidarci domani ai seggi, ma, al contrario, la responsabilità. Noi domani andremo a votare col sorriso, profondamente convinti della nostra scelta per un’Italia più semplice, più forte e più credibile anche agli occhi degli investitori esteri. Una scelta razionale e coerente con la nostra storia. Con la vittoria del Sì, da lunedì potremo continuare a lavorare con determinazione ancora maggiore per dare ai nostri figli un Paese migliore, finalmente fuori dal pantano.

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