Un Sì che vale come una moneta per la credibilità

Un Sì che vale come una moneta per la credibilità

Un Sì che vale come una moneta per la credibilità 100 343 Nicola Danti

Il Corriere Fiorentino di oggi ospita una mia riflessione sull’importanza della riforma costituzionale per la credibilità dell’Italia in Europa.

Lunedì 2 maggio ero anch’io presente, nella bella cornice del rinato Teatro Niccolini, al lancio della campagna per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale. Tanto già è stato detto sul significato di questo appuntamento per il nostro Paese, tanto è stato detto sulle ragioni del Sì, altrettanto sulle ragione del No. Credo però che non sia ancora chiaro a tutti quale sarà la posta in gioco per l’Italia da qui a cinque mesi. Vista da Bruxelles, la sfida di ottobre appare in tutta la sua importanza. Provo a spiegarmi. Una delle prime cose che ho imparato in questi due anni al Parlamento europeo è che l’euro non è l’unica valuta corrente in Europa. Ce n’è un’altra altrettanto importante: la credibilità. Di questa “moneta” l’Italia è stata molto carente nel recente passato. Anni di governi più inclini a collezionare figuracce ai meeting internazionali che non ad attuare qualsiasi tipo di riforma strutturale avevano ridotto ai minimi termini la fiducia nei nostri confronti. In questi due anni il clima intorno a noi è andato progressivamente cambiando. Non solo per la serietà dimostrata nel lavoro quotidiano in Parlamento, ma anche e soprattutto per il percorso di riforme avviato dal governo di Matteo Renzi a Roma. Il nostro feedback in Europa è cambiato perché abbiamo dimostrato di saper mantenere gli impegni presi. Ad ottobre potremo confermare una volta per tutte di essere quel Paese moderno e forte in grado di proporre le proprie soluzioni e non più solo di rispettare i rigidi paletti comunitari. Potremo, in altre parole, riallinearci alle grandi democrazie europee, a partire dalla nostra architettura istituzionale. Il nostro bicameralismo paritario rappresenta infatti una anomalia a livello continentale. Dei 28 Paesi Ue, solo 13 hanno un sistema bicamerale. Di questi, non più di 5 hanno una seconda camera elettiva, e solo l’Italia ha un sistema in cui il Senato ha esattamente gli stessi poteri della Camera, incluso quello di sfiduciare il governo. Grazie alle riforme e alla nuova legge elettorale, avremo finalmente governi in grado di durare fino a fine legislatura. Vale la pena ricordarlo: la stabilità e la continuità di governo sono fattori decisivi in Europa. Avere una prospettiva certa di cinque anni è fondamentale per progettare politiche comunitarie adeguate. L’Italia ha bisogno di questa riforma per essere più forte, ma anche l’Europa ha bisogno dell’Italia in questo momento difficile. Solo dicendo Sì al referendum costituzionale potremo proseguire nella strada del cambiamento ed aumentare così il nostro peso specifico nel rapporto coi partner europei. L’Italia che uscirà dal referendum di ottobre può davvero candidarsi alla guida di un nuovo europeismo, unico argine ai populismi nazionalisti. Per una volta, non è difficile: basta dire sì.

 

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